Tendinopatia dell’Achilleo

Eziopatogenesi

L’interessamento del tendine di Achille rappresenta una delle patologie da sovraccarico maggiormente diffuse in ambito sportivo. In effetti, il tendine di Achille è, nella maggior parte delle attività sportive, costantemente sottoposto a sollecitazioni molto intense che provocano delle microlesioni sia nella sostanza fondamentale, che nel collagene. Queste microlacerazioni sono di norma autoriparative ma, al persistere di un eccessivo sovraccarico funzionale, possono evolvere dapprima in paratenonite (ovvero in tendinite) e poi in tendinosi, ossia in un processo degenerativo che può portare a rottura spontanea del tendine

Clinica e diagnosi

La tendinopatia Achillea si manifesta dapprima con una sintomatologia dolorosa che insorge dopo le sedute di allenamento e che scompare nel giro di poche ore. Successivamente il dolore può insorgere spontaneamente e scomparire durante l’attività, per poi ripresentarsi, ad un’intensità maggiore, a distanza di un certo tempo. Il dolore viene evocato dalla palpazione e dalle manovre di contrazione contro resistenza. La diagnosi clinica viene confermata tramite ecografia o RM:

Trattamento

Il trattamento conservativo comprende terapia antinfiammatoria, terapia fisica locale ed un piano di esercizi riabilitativi basati soprattutto sulla contrazione eccentrica del complesso muscolo-tendineo. E’ consigliato inoltre l’uso di un ortesi di scarico. La terapia chirurgica prevede invece l’apertura delle guaine e l’effettuazione di scarificazioni longitudinali allo scopo di aumentare la vascolarizzazione del tendine. Il decorso operatorio comporta un periodo d’immobilità compreso tra una e tre settimane e la ripresa progressiva del carico.

Riabilitazione e ritorno dell’attività sportiva

La ripresa, dopo trattamento conservativo, avviene di norma dopo tre-sei settimane e dopo circa due-tre mesi nel caso di trattamento chirurgico