Rottura del tendine di Achille

 

La rottura del tendine di Achille può verificarsi per:

  1. Trauma diretto (ferite da taglio, da punta…);
  2. Trauma indiretto (frequenti in sport quali sci, atletica…);
  3. Rottura spontanea ( conseguente ad una patologia degenerative o da microtraumi).


Sintomatologia

In  caso di rottura il paziente riferisce di un evento traumatico con improvvisa sensazione di colpo o schiocco a livello del tendine stesso associato a dolore. A livello della zona lesionale si  evidenzia una sorta di avvallamento più o meno evidente associato ad un’interruzione della continuità del profilo tendineo, l’articolarità attiva del piede è  ridotta ed il movimento articolare provoca sintomatologia algica. Talvolta  il paziente riesce a camminare autonomamente. .

Diagnosi

La  diagnosi clinica si basa sulla palpazione  della struttura tendinea e su alcuni test specifici (test di Thompson) che possono essere completati da un esame ecografico o da  uno studio RMN. La flessione plantare al test di Thompson  non sempre appare francamente alterata sia a causa della continuità di alcune fibre , che della guaina ed anche per l’aiuto meccanico  dato da altre strutture muscolari, in particolare dal  tibiale posteriore.

Terapia

Il trattamento conservativo,  consistente in un  lungo periodo di immobilizzazione, comporta un alto rateo di  ri-rotture e pertanto, soprattutto in soggetti giovani ed attivi, viene fortemente consigliata la risoluzione chirurgica.  In quest’ambito l’intervento di elezione è rappresentato dalla  tenoraffia, che può essere effettuata con varie tecniche. Nei casi di perdita di sostanza, possono essere utilizzate come rinforzo, componenti  tendinee autologhe o strutture biocompatibili.

Il trattamento post-operatorio.

All’atto chirurgico segue una prima fase d’immobilizzazione gessata o di tutorizzazione con piede atteggiato in flessione plantare alla quale segue un periodo di FKT specifica basato su mobilizzazione attiva e passiva associata a rinforzo dell’unità muscolo tendinea. Particolare attenzione deve essere posta nell’evitare l’instaurarsi di fenomeni di fibrosi riparativa che potrebbero alterare il meccanismo di scorrimento tendineo. La ripresa dell’attività sportiva dipende dalle caratteristiche del modello prestativo di quest’ultima.